09 Settembre 2010
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IL CIOCCOLATO ED IL GRANDUCATO DI TOSCANA

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La statua di Francesco Redi al museo degli Uffizi, Firenze
Il 30 luglio 1502 gli indigeni del sud America offrirono a Cristoforo Colombo delle "strane mandorle": durante la ricerca dell´oro da parte del grande navigatore, mai lo stesso Colombo avrebbe immaginato che dalla lavorazione di quel frutto sconosciuto, col passare del tempo, sarebbe nato il "cibo" più osannato dai fini palati.
Nel 1519 Cortez, inviato dalla corte di Spagna, approdò in Messico dove l´Imperatore Atzeco Montezuma insieme ad oro e pietre preziose, offrì una sterminata piantagione di cacao.
La pianta di cacao per il popolo Atzeco era simbolo di fortuna, i suoi frutti venivano usati come moneta, e inoltre da essi si poteva ottenere un prodotto da cui si preparava una bevanda i cui benefici davano un vigore ed una forza fisica eccezionale: insomma, un primordiale integratore.
Gli spagnoli furono i primi ad introdurre nel XVI secolo in Europa il cacao, inizialmente con costi molto alti - tant´è vero che solo i nobili potevano consumarne - ma nel secolo successivo, con l´aumento delle importazioni, i prezzi calarono e la "nobile bevanda" si era estesa anche alla ricca borghesia. Le prime "cioccolataie" furono le cameriere dei nobili, che preparavano la bevanda con le fave di cacao macinate, con aggiunta di aromi, unite ad acqua calda.
In seguito nel XVII secolo alcuni locali prestigiosi d´Europa preparavano già la bevanda al cioccolato.
Nel ´600 fu la Spagna quindi la prima a consolidare l´uso del cioccolato nel vecchio continente, seguita dall´Italia, con Cosimo III dei Medici, Granduca di Toscana, che "duellò" nelle corti d´Europa con il re di Spagna, per affermare la ricetta più buona e particolare della "cioccolata in tazza". Il primo tentativo di "marketing diplomatico" per portare l´immagine fiorentina oltralpe.
Il cioccolato in tazza di Cosimo III era stato elaborato in una ricetta segreta dal medico e scienziato di corte Francesco Redi.
Redi, medico aretino, svolse in modo continuo il ruolo di scienziato e di cortigiano seguendo due granduchi, Ferdinando II e Cosimo III, per 30 anni svolse le funzioni di Archiatra, confidente e medico personale dei granduchi, seguendo i regnanti in tutte le loro residenze della Toscana e raccogliendo tutte le loro confidenze. Nella spezieria di corte creò per Cosimo la "squisita gentilezza", la famosa "Cioccolata al gelsomino".
Francesco Redi era solito ogni anno soggiornare 50 o 60 giorni a Livorno, dove il granduca aveva messo a disposizione un laboratorio dentro la Fortezza vecchia del porto, ma lo scienziato amava soggiornare a casa dell´amico "speziale" livornese Diacinto Cestoni.
Oggi pensando romanticamente al "primo" cioccolato toscano, immaginiamo Redi che, scrutando l´orizzonte dalla Fortezza vecchia di Livorno, avvista le navi che a breve avrebbero scaricato casse ricolme di fave di cacao, e presi da un raptus di gola culinaria, corriamo a prepararci "la cioccolata al gelsomino", che oggi per fortuna non è più una ricetta segreta destinata a pochi mortali, ma è per tutti.
Eccovi la ricetta originale :
".........Piglia caccao torrefatto, e ripulito e stritolato grossolanamente libbre 10. Gelsomini freschi sufficienti da mescolare con detto caccao, facendo strato sopra strato in una scatola o in altro arnese, e si lasciano stare per 24 ore, e poi si levano e si tornano a mettere altrettanti in esso caccao,facendo strato sopra strato come prima; e così ogni 24 ore si mettano gelsomini freschi per 10 volte. Poi piglia zucchero bianco buono asciutto libbre 8. Vaniglie perfette once 3. Cannella fina perfetta once 6. Ambra grigia scrupoli 2 e secondo l´arte si fa il cioccolate......."

Tratto da "Omnibus - rivista ufficiale dell´ACSI di Livorno", anno I, febbraio 2009

Vittorio Carassali, 2009
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