09 Settembre 2010
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LA DOPPIA EFFIGE DI LEOPOLDO

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La statua di Leopoldo in Piazza della Repubblica
Leopoldo secondo di Lorena fu un sovrano magnanimo e illuminato, ma non certo fino al punto di potersi gua-dagnare l´erezione di due statue in una città ribelle e insofferente al potere come Livorno. Eppure il granduca lorenese detiene davvero questo singolare primato; si tratta di una curiosità che vale la pena raccontare, ovviamente per chi non conosce già questa storia.
Tutto cominciò nei primi decenni dell´ottocento quando l´architetto Luigi Bettarini, durante l´ampliamento della città, voluto guarda caso proprio da Leopoldo secondo, progettò una grande piazza costruendo sul fosso reale una volta lunga 240 metri. Era il cosiddetto "voltone", chiamato ancora oggi così dai vecchi livornesi. Nel 1831 il Comune, riconoscente al casato lorenese per la sua attenzione verso Livorno, ordinò la realizzazione di due statue per abbellire e completare la piazza: quella di Leopoldo secondo fu affiŹdata allo scultore concittadino Paolo Emilio Demi mentre quella del suo predecessore, Ferdinando terzo, fu affidata all´artista elbano Francesco Pozzi. Per il completamento delle due opere (compresi gli alti basamenti ornati con rilievi eseguiti da altri artisti) furono necessari diversi anni finché, l´otto settembre 1847, "furono ambedue con gran festa popolare inaugurate". Paludati come antichi imperatori romani, secondo un ormai attardato gusto ufficiale di impronta neoclassica, i due sovrani effigiati nel marmo dettero anche il nome alla piazza che fu solennemente denominata piazza dei Granduchi.
Ma, si sa, la gloria è effimera e così, poco più di un anno dopo, la situazione si capovolse: a Firenze si insediò una assemblea costituente repubblicana mentre Leopoldo, lasciato il trono, si imbarcava per Gaeta. Giunsero poi i drammatici giorni del maggio 1849 quando Livorno si preparava a resistere alle truppe austriache del generale D´Aspre, entrate in Toscana dopo la restaurazione dei Lorena. Leopoldo II non era più il benefattore di un tempo ma il tiranno che non aveva fermato l´intervento di un esercito straniero pur di riprendersi il potere. La sera del 6 maggio la folla in tumulto si riunì ai piedi della statua di Leopoldo e "con pietre e martelli la offesero e mutilarono ricoprendola di sozzure". Quel che avvenne nei giorni seguenti è noto: la sfortunata difesa di Livorno il 10 e 11 maggio, la repressione austriaca, il ripristino del potere lorenese.
Restava, a ricordo di quei giorni, la statua del granduca danneggiata dall´ira popolare ma il comune ordinò di rimuoverla affidando ad Emilio Santarelli l´esecuzione di un nuovo monumento che fu inaugurato nel 1855. Un´opera decisamente modesta, col granduca ancor più goffamente bardato in anacronistici abiti imperiali.
La statua del Demi, nel frattempo caduto in uno stato di profonda prostrazione per l´offesa recata alla sua opera d´arte, fu riposta nel vecchio arsenale delle galere dove si trovava ancora nel 1903 quando Giuseppe Piombanti compilò la seconda edizione della sua "Guida storica e artistica della città e dei dintorni di Livorno". Fu solo dopo la seconda guerra mondiale che il comune decise di riesumarla collocandola al centro della piazza XX Settembre dove é rimasta per anni seminascosta tra le bancarelle del mercatino americano, praticamente ignorata da chi vi si aggirava alla ricerca di blue jeans e T-shirts. Oggi, trasferito il mercatino e rimosse le bancarelle, è tornata a farsi vedere e, purtroppo, a mostrare le ferite di tanti anni fa.
Nel frattempo la storia si è presa le sue rivincite. La piazza dei Granduchi, che dopo l´annessione della Toscana al regno d´Italia si chiamò Carlo Alberto, è ormai da tempo intitolata alla Repubblica: un vero e proprio ossimoro concettuale e una condanna da contrappasso dantesco per i due sovrani di marmo.

© Mario Michelucci, 2010
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