06 Settembre 2010
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IL CULTO DELLA MADONNA A LIVORNO

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logo Il quadro della Madonna di Montenero
Il quadro della Madonna di Montenero
logo Il quadro della Madonna di Montenero
logo Veduta del Santuario di Montenero
logo Veduta di Livorno dal Santuario
logo Voto di un poliziotto: una medaglietta della Madonna di Montenero ha fermato il proiettile che lo avrebbe sicuramente ucciso (tratta dal sito ufficiale)
La protezione della Madonna è stata da sempre richiesta dai Livornesi nel corso dei secoli: dalle invocazioni in caso di catastrofi marittime alle preghiere per guarigioni da epidemie di ogni genere, supportate spesso da ritrovamenti o acquisti d´immagini sacre venerate dalla popolazione. Girando per Livorno l´osservatore attento potrà notare decine e decine di piccole edicole, con all´interno statue della Madonna, incastonate nei palazzi e nei muri ai lati delle strade, soprattutto di quelle più antiche.
Le prime testimonianze in tal senso si hanno con la fondazione dell´Eremo di S. Maria alla Sambuca, fondato dai Gesuati nel XIV secolo sulle colline livornesi - e di cui si possono ancora oggi ammirare i resti - ma è soprattutto il Santuario della Madonna delle Grazie a Montenero (LI) a dimostrare l´affetto del popolo labronico verso la Vergine, costruito nel corso dei secoli dopo che nel 1345 un pastore storpio trovò - secondo la leggenda - e portò sull´altura un´immagine sacra raffigurante Maria col Bambino, un´opera che si credeva di fattura greca, e che ancora oggi è conservata nel Santuario.
Nella seconda metà del ´300 sorse così su Montenero un semplice oratorio ad opera dei Terziari Francescani; nel secolo successivo la struttura venne invece affidata ai Gesuati, che ne ampliarono le dimensioni trasformandola in una chiesa ad aula unica rettangolare, che terminava con un altare marmoreo creato da Silvio Cosini, oggi conservato nella Sacrestia. Nel 1668, passata in mano ai Teatini per ordine del Papa, la chiesa subì dei cambiamenti che la portarono ad assumere l´aspetto attuale, con l´interno decorato in stile barocco ed abbellito da preziose opere raffiguranti storie della Vergine - come quelle di Filippo Maria Galletti nell´atrio - o ispirate a miracoli attribuiti all´intercessione della Madonna, così come ricordano i molti ex-voto presenti nelle sale della Chiesa.
Nel 1792, sotto il Granduca Ferdinando III, i Vallombrosani decisero di prendersi cura della chiesa che non versava in ottime condizioni, custodia che dura tutt´oggi. Dal Giubileo del 1925, Montenero è posto tra i Santuari da visitare per l´Anno Santo. Il 15 maggio 1947, Papa Pio XII la proclamò UNIVERSAE TUSCIAE PATRONA.
Nell´attuale decorazione dietro l´altare, opera di Giovanni Cybei, è incastonato il dipinto trecentesco, attribuito a Jacopo di Michele detto Gera, pittore operante in Pisa tra il 1361 ed il 1395 di cui siamo a conoscenza di tutta una serie di lavori, compresa la colorazione del Crocifisso in marmo sulla porta orientale del Camposanto, portata poi in S. Michele in Borgo, sempre a Pisa.
Come scrisse Mario Salmi nei suoi scritti, non è stato immediato il riconoscimento dell´appartenenza dell´opera a Gera, in quanto una tradizione seicentesca, che accomunava molte immagine sacre mariane, sembrava attribuirla direttamente alla mano di San Luca. Superata questa credenza, Salmi sottolineò come il gruppo facente parte della scena - cioè il Bambino che afferra l´orlo del collo della Vergine come alla ricerca del seno materno, la Madonna che lo tiene stretta tra le braccia ed il cardellino, tutto su un fondo dorato - faccia parte chiaramente del tardo XIV secolo, anche se Pietro Vigo, così come molti altri storici, lo facevano molto più genericamente appartenente alla scuola giottesca o di Firenze. Addirittura, ai primi del XX secolo, "Bernard Berenson - riporta sempre Salmi - negli elenchi dei suoi "Central Italian Painters" (...) annovera la Madonna di Montenero fra le cose di Andrea Vanni, spostandola dunque all´ambiente senese" (Salmi, Il pittore, p. 10). Di fatto a Pisa dall´inizio del Trecento, primo fra tutti Simone Martini, si muoveranno artisti senesi che lasceranno il "segno", formando artisti come Francesco Traini e altri meno noti come Cecco di Pietro, il nostro Gera e Getto di Iacopo, quest´ultimo individuato da Antonino Caleca come figlio di Gera. E l´impronta di scuola senese la si scorge dalla piccola tunica indossata dal Bambino e nel cuscino sul quale è seduta la Vergine.
Ancora oggi il Santuario è meta di visite costanti da parte di pellegrini provenienti da tutta Italia, giunti per ammirare e soprattutto per chiedere grazie a quest´immagine miracolosa.

Bibliografia: AA. VV., "Livorno, la Val di Cornia e l´Arcipelago", Milano, Mondadori, collana I "Luoghi della Fede", maggio 2000; Nicola R. Vasaturo, "Santuario di Montenero - frammenti di Storia", Comunità Monastica di Montenero, Livorno; Mario Salmi, "La Madonna di Montenero", in Liburni Civitas 1, 1928, pp. 83-87; id., "Il pittore della Madonna di Montenero", in AA. VV. "Mostra iconografica della Madonna di Montenero. Catalogo e note", Livorno, Stella del Mare, maggio-dicembre 1967, pp. 10-11; Antonino Caleca, "Jacopo di Michele (o Gera)", in AA. VV., "Enciclopedia dell´Arte medievale", volume VII, Roma, Istituto dell´Enciclopedia Italiana, 1991-2002, pp. 249-250

Link: www.santuariomontenero.org


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